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Chi è Peppino Impastato

In ricordo di Peppino, simbolo della lotta alle ingiustizie sociali

La figura di Peppino Impastato rappresenta per la memoria collettiva un simbolo inconfondibile di lotta alla criminalità organizzata. Peppino Impastato non era solo l'uomo che ha sfidato la mafia attraverso l'ironia e una pratica politica rivoluzionaria, ma era anche l'uomo che sfidava il potere ponendosi in alternativa ad esso. Era l'uomo, più di tutto, che prima di altri aveva capito l'importanza dei mezzi di comunicazione, della cultura come strumento di lotta all'illegalità, all'omertà mafiosa.

La mafia e le organizzazioni criminali debbono essere combattute sul piano sociale e culturale oltre che con azioni penali e giudiziarie e la figura di Peppino Impastato rappresenta la lotta per la conquista di questo arduo obiettivo.

La scelta di intitolare questa Biblioteca a Peppino Impastato, riflette l’importanza etica e civile del messaggio rappresentato per tutti gli italiani onesti, ed in particolare per i giovani: una testimonianza di legalità, bellezza nelle azioni, giustizia sociale e testimonianza di impegno politico non violento.

Biografia di Giuseppe Impastato

Giuseppe Impastato, noto come Peppino, è stato un politico, attivista e conduttore radiofonico italiano, famoso per le sue denunce delle attività della mafia in Sicilia, che gli costarono la vita.

Peppino nacque a Cinisi, in provincia di Palermo, il 5 Gennaio 1948, da una famiglia mafiosa (il padre Luigi era stato inviato al confine durante il periodo fascista, lo zio e altri parenti erano mafiosi ed il cognato del padre era il capomafia Cesare Manzella, ucciso nel 1963 in un agguato nella sua Giulietta imbottita di tritolo).

Ancora ragazzo rompe con il padre, che lo caccia di casa, ed avvia un'attività politico-culturale antimafiosa. Nel 1965 fonda il giornalino "L’idea Socialista" e aderisce al PSIUP. Dal 1968 in poi, partecipa, con ruolo dirigente, alle attività dei gruppi di Nuova Sinistra. Conduce le lotte dei contadini espropriati per la costruzione della terza pista dell'aeroporto di Palermo, in territorio di Cinisi, degli edili e dei disoccupati.

Nel 1976 costituisce il gruppo Musica e cultura, che svolge attività culturali (cineforum, musica, teatro, dibattiti, ecc.); nel 1976 fonda Radio Aut radio libera autofinanziata, con cui denuncia i delitti e gli affari dei mafiosi di Cinisi e Terrasini, in primo luogo del capomafia Gaetano Badalamenti, che avevano un ruolo di primo piano nei traffici internazionali di droga, attraverso il controllo dell'aeroporto. Il programma più seguito era Onda pazza, trasmissione satirica con cui sbeffeggiava mafiosi e politici.

Nel 1978 si candida nella lista di Democrazia Proletaria alle elezioni comunali. Ma nella notte tra l'8 e il 9 Maggio del 1978, nel pieno corso della campagna elettorale, viene assassinato. Col suo cadavere venne inscenato un attentato, atto a distruggerne anche l'immagine, con una carica di tritolo posta sotto il corpo adagiato sui binari della ferrovia.

Pochi giorni dopo, gli elettori di Cinisi votarono il suo nome, riuscendo ad eleggerlo, simbolicamente, al Consiglio comunale.

Stampa, forza dell’ordine e magistratura parlarono di atto terroristico in cui l'attentatore sarebbe rimasto vittima di suicidio dopo la scoperta di una lettera scritta in realtà molti mesi prima. L'uccisione, avvenuta in piena notte, riuscì a passare la mattina seguente quasi inosservata poiché proprio in quelle ore veniva "restituito" il corpo senza vita del presidente della DC Aldo Moro in via M. Caetani a Roma.

Grazie all'attività del fratello Giovanni e della madre Felicia Bartolotta Impastato (1916 - 2004), che rompono pubblicamente con la parentela mafiosa, e grazie anche ai compagni di militanza e del Centro siciliano di documentazione di Palermo, nato nel 1977 e che nel 1980 si sarebbe intitolato proprio a Giuseppe Impastato, viene individuata la matrice mafiosa del delitto e sulla base della documentazione raccolta e delle denunce presentate viene riaperta l'inchiesta giudiziaria.

Nel maggio del 1984 l'Ufficio Istruzione del Tribunale di Palermo, emette una sentenza in cui si riconosce la matrice mafiosa del delitto, attribuito però ad ignoti.

Solo il 5 Marzo 2001, dopo ripetute iniziative condotte dai familiari e amici di Peppino nonché da Rifondazione Comunista e dall'ordine dei Giornalisti, la Corte d’Assise ha riconosciuto Vito Palazzolo colpevole e lo ha condannato a trent'anni di reclusione, mentre l'11 Aprile del 2002 Gaetano Badalamenti è stato condannato all’ergastolo come mandante dell'omicidio.

Alla vita di Peppino sono dedicati un film "I cento passi" di Marco Tullio Giordana e una omonima canzone dei Modena City Ramblers e diversi testi, a testimonianza della traccia indelebile lasciata da Peppino nel cuore di tantissima gente.
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